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La cosa più difficile spesso in azienda è capire se, e quando, è necessario avviare un processo di "Change Management". Molto spesso siamo infatti presi dal tran-tran quotidiano frenetico nel "fare", che non ci fermiamo un attimo a riflettere  dove stiamo andando, quali scenari possano aprirsi tra 3,5 o 10 anni, e se la nostra attuale strategia possa rimanere attuale anche in futuro, rispetto a ciò che potrebbero fare invece i nostri competitors di riferimento.

Quando avviare un processo di “Change Management” in azienda

La cosa più difficile spesso in azienda è capire se, e quando, è necessario avviare un processo di “Change Management”. Molto spesso siamo infatti presi dal tran-tran quotidiano frenetico nel “fare”, che non ci fermiamo un attimo a riflettere  dove stiamo andando, quali scenari possano aprirsi tra 3,5 o 10 anni, e se la nostra attuale strategia possa rimanere attuale anche in futuro, rispetto a ciò che potrebbero fare invece i nostri competitors di riferimento. Questa problematica l’ho avvertita sopratutto nelle piccole – medie aziende. Si tende a “vivere alla giornata” ed eventualmente raddrizzare il tiro strada facendo con interventi prevalentemente commerciali (se si avvertono segnali di decrescita nel mercato di riferimento) o finanziari (nel caso di scarsa liquidità, problematiche inerenti ai crediti vostri clienti o concessioni di fidi con le banche). Nel periodo che abbiamo vissuto di forte crisi economica, molte piccole – medie aziende sono fallite, perché non hanno capito per tempo che dovevano cambiare qualcosa nel loro modello di Business, avviare quindi processi di cambiamento più o meno importanti all’interno delle proprie organizzazioni, ad aprirsi a nuovi business di cui si avvertivano già avvisaglie nel periodo pre – crisi.  La cosa più difficile da far capire ai titolari d’impresa e ai manager di rilievo, che è proprio nel momento in cui l’azienda sta andando bene, che bisogna iniziare a pensare a entrare in nuovi business, avviare processi di innovazione di nuovi prodotti o servizi, e sopratutto avere una visione di lungo periodo su ciò che accadrà sia nel proprio settore di riferimento che in altri settori, in cui la propria impresa potrebbe entrarvi mediante fusioni o acquisizioni aziendali.

Spesso mi sono sentito dire : “perché devo cambiare un’organizzazione che funziona (al momento), o fare ricerca e sviluppo per il lancio di nuovi prodotti, quando la mia linea produttiva produce da molto tempo sempre le stesse cose, con le stesse figure di manovalanza senza particolari problemi, non posso immaginare di trasformare la mia fabbrica a produrre altri prodotti, con figure di produzione diverse alle attuali, integrare più turni per produrre nuovi prodotti ecc…..” , questo è il tipico atteggiamento di chi ha paura di apportare cambiamenti in azienda, che, se invece venissero fatti con una certa logica e nella tempistica giusta, potrebbero essere attuati gradualmente, dando il tempo a tutta l’organizzazione di prenderne atto e valutarne i vantaggi sia per se stessi che per l’azienda.

Ricordatevi che non bisogna inseguire i concorrenti, ma anticipare gli stessi! La vita di un’azienda potrà essere sempre più longeva, solo se avrà la capacità nel tempo di “autorigenerarsi” anticipando i trend del mercato e apportando i giusti cambiamenti al proprio interno.

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